Dopo la grande performance del quintetto brass, venerdì 23 ottobre, alle ore 18, sarà l’ intera U.S. Naval Forces Europe and Africa Band, diretta dal Lieutenant Commander Louis Espinosa, ospite dell’ eterogeneo cartellone del Conservatorio di Napoli, guidato da Gaetano Panariello
NAPOLI – La musica della United States Naval Force Europe and Africa Band è, da sempre, nel nostro immaginario, legata alla presenza delle prime truppe americane, per essere precisi al primo carro armato con una dubbia stella bianca dipinta sulla corazza e scompare non soltanto con la loro presenza fisica e militare sul territorio italiano, ma con il loro “tempo”. Questa “Magnifica presenza” è divenuta un vero e proprio inno della libertà nel mondo, colonna sonora della fine della guerra e di un’epoca, e simbolo dell’inizio di un’altra era, quella della libertà. Venerdì 23 ottobre, alle ore 18, gli “americani” tornano al Conservatorio Statale “San Pietro a Majella”, in Sala Scarlatti, per rinnovare la magia vissuta due settimane fa con il loro stellare quintetto brass, composto dal Sgt Dominic Muller e MU3 Christopher Wurst, trombe, Sgt Liam Hanna, corno, MU2 William White, trombone e MU1 Curtis Thornton, tuba e leader della formazione, un’autentica festa del suono e dell’intesa esecutiva, su di un programma, mirabilmente strutturato, che ha offerto un itinerario d’ascolto di straordinaria ampiezza espressiva per ensemble di ottoni. L’apertura con Escape di Kevin McKee, la Suite Impromptu di André Lafosse, Iron Horse di McKee, con cui la formazione ha restituito una narrazione descrittiva vibrante, toccando vertici di profonda spiritualità con la celebre Ave Maria di Franz Beibl, che ha messo in luce la morbidezza dell’impasto polifonico, prima della Suite Americana di Enrique Crespo, una vera esplosione di colori tra jazz, ritmi peruviani e suggestioni mariachi, tutto eseguito con uno splendido suono, una perfetta amalgama timbrica e una grande padronanza della tecnica strumentale, confermando l’eccellenza di una sinergia istituzionale e artistica di altissimo profilo, ha fatto da preludio della intera band. Quella sera ci eravamo lasciati con la parola “Pace”, come nel 1943 e venerdì si rinnoverà il grande evento simbolo di una internazionalizzazione di altissimo livello dello storico conservatorio, il “Primo” al quale tutti guardano. Un concerto, questo, fortemente voluto dal direttore Gaetano Panariello e dall’intera direzione del San Pietro a Majella, a cominciare dal Presidente, Carla Ciccarelli, dal Vice-Direttore Carlo Mormile, dal coordinatore dell’intero cartellone di concerti, Maestro Maurizio Maggiore, in sinergia con il Maestro Luis Espinosa direttore della US Navy Band in Naples, dal Sergente Maggiore Antonio Fucile, Angelo Di Noi e il catalizzatore di questo progetto e Nato Member della Us Navy Naval Force, nonché docente di Trombone, Nicola Ferro. La band, che sarà diretta, oltre che dal Lieutenant Commander Louis Espinosa, dal suo Vice, Lieutenant Junior Grade Christopher McGann, inaugurerà il concerto con Naval Fanfare di Jacob Evarts, con la quale calerà un’energia travolgente grazie alla pagina di stampo militare e celebrativo, che sfrutta appieno la potenza e la lucentezza degli ottoni e delle percussioni, evocando immagini di parate navali, arrivi solenni e atmosfere marittime cariche di tensione e giubilo. Si continuerà con il primo movimento della “Symphony for Winds” di Jonathan Leshnoff, uno dei compositori americani contemporanei più apprezzati, noto per il suo linguaggio orchestrale ricco, strutturato e di forte impatto emotivo. Il brano si muove tra contrasti dinamici intensi, trame contrappuntistiche complesse e momenti di profondo lirismo, offrendo un’esperienza d’ascolto moderna, sofisticata e coinvolgente. Sarà il docente di fagotto del San Pietro a Majella, Andrea Corsi ad attuare il vero e proprio incontro tra le note, eseguendo il concerto di Frigyes Hidas, un banco di prova di straordinaria bellezza: esplora sia il registro grave e umoristico dello strumento, sia le sue insospettabili doti liriche e malinconiche, in un dialogo con l’orchestra di fiati caratterizzato da un contrappunto brillante e vivace, tipico della scuola mitteleuropea del Novecento. Si passerà, poi alla Julie Giroux di “One life beautiful” e di un medley da Toy Story. Il primo è un brano profondamente commovente e ispiratore, scritto come tributo alla vita, alla bellezza del mondo e alla gratitudine. Melodie ampie e armonie ricche guidano l’ascoltatore in un viaggio di riflessione e speranza. Il secondo, invece è un omaggio scoppiettante, nostalgico e divertente al capolavoro d’animazione della Pixar e alle indimenticabili musiche di Randy Newman, ove i temi celebri, quali You’ve Got a Friend in Me, vengono rielaborati con brillantezza e colori orchestrali smaglianti. Ancora colonne sonore con Scherzo for X-Wings (da Star Wars: Il risveglio della Forza) di John Williams, caratterizzato da ritmi serrati, cambi di metro incalzanti e una scrittura virtuosistica per i legni e gli ottoni, dipinge in musica la frenesia e il coraggio dei piloti della Resistenza a bordo dei caccia stellari X-Wing, prima di passare all’Endgame suite da The Avengers di Alan Silvestri, che racchiude la tensione, il dramma e la grandiosità della battaglia finale per le sorti dell’universo. Il brano alterna momenti di sospensione e solennità a esplosioni sonore trionfali, in cui il celebre tema degli Avengers risuona in tutta la sua potenza orchestrale, galvanizzando il pubblico. Ed ecco il Lohengrin di Richard Wagner con l’ingresso solenne di Elsa alla cattedrale di Anversa. Inizialmente sussurrato dai registri più dolci dei fiati, il tema cresce gradualmente in un crescendo maestoso, denso di spiritualità e misticismo, fino a esplodere in una grandiosa apoteosi corale e strumentale, mentre la trascrizione per banda esalta la purezza timbrica degli ottoni e dei legni wagneriani. La formazione invierà poi un acquerello in musica dal golfo di Napoli, con l’immancabile ‘O sole mio. Finale con la celeberrima “The Stars and Stripes forever”, composta nel 1896 dal leggendario “Re delle marce” John Philip Sousa, la marcia patriottica per antonomasia degli Stati Uniti, nonché uno dei brani più celebri del repertorio bandistico mondiale. Riconoscibilissima per il suo irresistibile incedere ritmico, i controcanti scintillanti dei tromboni e il celebre obbligato virtuosistico dell’ottavino, la marcia si conclude in un tripudio di energia pura che lascia il pubblico con il sorriso e la voglia di battere il tempo.

