Il metodo, attivo dal 2014 nei centri di Milano e Chiavari, agisce su corpo e mente nella stessa seduta
Il dolore cronico, condizione con cui convivono circa 100 milioni di persone in Europa, torna al centro del dibattito sanitario per il peso crescente che esercita sulla qualità della vita e sulla disabilità. Secondo i dati citati, il 24,3% degli adulti riferisce di soffrire di dolore cronico, mentre la prevalenza del solo dolore lombare cronico oscilla tra il 4% e il 20% della popolazione, con molti pazienti che, soprattutto nei casi persistenti o ricorrenti, si trovano a passare da un professionista all’altro senza costruire un percorso realmente integrato.È da questa esigenza che nasce il Metodo Davide Russo, approccio sviluppato a partire dal 2014 e oggi applicato nei centri di Milano e Chiavari, che supera la tradizionale separazione tra corpo e mente. L’elemento distintivo del metodo consiste nel portare le conoscenze neuroscientifiche sull’interazione tra processi mentali, emozioni e percezione del dolore all’interno del trattamento osteopatico non come percorso separato e successivo, ma nello stesso momento in cui si lavora sul corpo. Il posizionamento punta alla formazione di una figura professionale specifica: l’osteopata che lavora anche con la mente, utilizzando strumenti e procedure di programmazione neurolinguistica all’interno della stessa seduta in cui interviene fisicamente sul paziente.
“Ogni paziente ha la testa attaccata al corpo, quindi nel momento in cui ha un dolore, la sua testa inevitabilmente sta contribuendo per una percentuale piccola o grande a quella problematica. Sul 100% dei pazienti questo approccio fa la differenza” – ha dichiarato Davide Russo, fisioterapista e osteopata oltre che esperto in programmazione neurolinguistica, ideatore del metodo. Mentre l’osteopata lavora sulle strutture e sulle relazioni del corpo, utilizza specifici strumenti per modificare il modo in cui il cervello rappresenta il problema e per favorire una risposta più funzionale. Le problematiche per cui i pazienti si rivolgono più frequentemente ai centri restano quelle caratteristiche della domanda di trattamento muscolo-scheletrico: mal di schiena, cervicalgia, dolori articolari, problemi alla spalla, cefalee, traumi, disturbi posturali e alcuni disturbi digestivi. L’approccio si rivolge in particolare a persone che convivono da tempo con dolori cronici o ricorrenti e che hanno già sperimentato trattamenti senza ottenere risultati stabili. Centrale, nel ragionamento, è il concetto di programmabilità del cervello. “Questo ci fa capire quanto il cervello sia programmabile attraverso le informazioni, le aspettative e il modo in cui una situazione viene vissuta. Noi lavoriamo proprio su questa programmabilità, utilizzando tecniche specifiche per fare in modo che la mente diventi una risorsa all’interno del processo di guarigione” – ha spiegato Russo – evidenziando anche il peso della comunicazione del professionista sanitario, poiché una diagnosi o una prognosi possono rafforzare paura ed evitamento oppure diventare parte attiva del percorso terapeutico. Il lavoro sulla mente proposto dal metodo non coincide con la psicoterapia e non pretende di sostituirla: quando emergono esigenze che richiedono un lavoro specifico sulla storia personale o sulle dimensioni psicologiche più profonde, il percorso può essere integrato con altre professionalità, come quella dello psicoterapeuta. La stessa logica di integrazione viene applicata all’esercizio terapeutico, con i fisioterapisti che operano nei centri formati sul metodo e che integrano le tecniche di lavoro sulla mente anche nelle sedute dedicate al movimento. L’ambizione dichiarata è diventare un punto di riferimento unico per chi soffre di dolore cronico o ricorrente, con l’osteopata che mantiene una visione d’insieme del percorso e svolge una funzione di collegamento tra le diverse competenze, indirizzando il paziente verso il professionista più appropriato quando sono necessari approfondimenti diagnostici o interventi chirurgici.
“Lo scopo è trasformare il modo in cui ci si tende a curare, che è un modo sempre legato all’approccio tradizionale: ho male, mi curo, non ho male non mi curo. Oppure: non sento dolore, vuol dire che ho risolto il problema. In realtà non è così” – ha concluso Russo. Dal 2014 il progetto continua a svilupparsi attraverso la formazione interna dei professionisti, con l’obiettivo di costruire una rete di terapeuti formati secondo gli stessi principi e di portare il modello oltre le sedi attuali di Milano e Chiavari.

