ROMA – Il 9 settembre, alle 11, a Roma, presso CEOforLIFE Clubhouse, l’Uap, Unione nazionale Ambulatori, poliambulatori, enti e Ospedalità privata – insieme alle principali associazioni aderenti- terrà una conferenza stampa nazionale sulla nuova versione del decreto relativo alle tariffe della specialistica ambulatoriale e dell’assistenza protesica. “Non sarà una presentazione tecnica. Sarà una denuncia pubblica”, è la sua anticipazione.
“Il decreto del 25 novembre 2024 è stato annullato dal Tar Lazio per gravi carenze dell’istruttoria e del metodo utilizzato. Il nuovo provvedimento avrebbe dovuto superare definitivamente quelle criticità. Per UAP, non è ancora dimostrato che ciò sia avvenuto e restano interrogativi sul lavoro tecnico e istruttorio alla base della determinazione delle nuove tariffe. Ma il problema non riguarda soltanto le strutture private. Il Servizio sanitario nazionale è costituito da strutture pubbliche e strutture private accreditate. Quando un cittadino riceve una prestazione SSN in una struttura accreditata, quella prestazione è regolata, programmata e remunerata dal sistema pubblico. Il privato accreditato assorbe circa il 17% della spesa del SSN, ma garantisce circa il 28% dei ricoveri, oltre la metà della lungodegenza, quasi quattro quinti della riabilitazione e una quota essenziale della specialistica e della diagnostica”.
“Non è quindi una componente accessoria. È una parte della capacità produttiva del SSN. Lo dimostra concretamente quanto accaduto a Messina, dove la chiusura estiva dei laboratori privati hariversato i pazienti sui laboratori degli ospedali pubblici, provocando file e disagi. Il principio è semplice:se diminuisce l’offerta del privato accreditato, la domanda sanitaria non scompare. Si trasferisce sulpubblico. Ed è qui che il problema delle tariffe diventa decisivo.Se una prestazione costa 7 euro ma viene valorizzata 5, nel pubblico quei due euro mancanti restano nelbilancio dell’azienda sanitaria e alimentano squilibri, sottraendo risorse a personale, tecnologie e servizi.Il problema è ancora più grave nelle Regioni sottoposte a piano di rientro, che dispongono di minorimargini per compensare con risorse proprie le tariffe insufficienti”.
“Nel privato accreditato l’effetto è ancora più diretto: se la tariffa pubblica non copre stabilmente il costodella prestazione, la struttura deve ridurre attività, rinviare investimenti, intervenire sul personale osospendere servizi. Nei casi estremi, chiude. E quei pazienti tornano inevitabilmente sul pubblico.UAP contesta inoltre un punto centrale del nuovo metodo. Per diverse branche sono stati utilizzatianche costi aggregati riferiti a gruppi di prestazioni. Ma sapere che un gruppo di esami, nel complesso, èeconomicamente equilibrato, non significa sapere se ogni singolo esame sia remunerato correttamente.Un esame in perdita può essere compensato statisticamente da un altro meglio remunerato.Per questo UAP afferma: Una media non è una prestazione”.
“Dopo un decreto annullato, una nuova istruttoria e ulteriori risorse stanziate – dichiara la PresidenteUAP, Mariastella Giorlandino – vogliamo sapere quanto costa realmente ogni prestazione, come è statadeterminata la relativa tariffa, quali criteri siano stati utilizzati dagli uffici tecnici competenti e comesiano state impiegate le risorse pubbliche disponibili. Dopo la pronuncia del TAR non è più possibilechiedere agli operatori un altro atto di fede”.Il 9 settembre UAP presenterà dati, criticità e proposte sul nuovo tariffario. “Continuiamo ad avere fiducia nel Ministro della Salute Orazio Schillaci – conclude Giorlandino – ma dopo l’annullamento del precedente decreto è indispensabile che gli uffici e i funzionari chiamati a predisporre l’istruttoria tecnica garantiscano criteri trasparenti, dati verificabili e tariffe realmente aderenti ai costi delle singole prestazioni. Dopo quanto già accaduto, ripetere gli stessi errori non sarebbe più ammissibile”.
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