ROMA – Quattordici neonati sono morti in un incendio scoppiato nel reparto neonatale di un ospedale di Islamabad, il Pakistan Institute of Medical Sciences. Le fiamme sono divampate nelle prime ore del mattino. L’allarme è, infatti, scattato intorno alle 6:54, apparentemente in seguto all’esplosione del compressore del condizionatore che si trovava all’interno del reparto.
Immediato l’intervento dei vigili del fuoco per spegnere le fiamme. “Sono state schierate sei unità dei vigili del fuoco e quattro ambulanze. L’incendio è stato posto sotto controllo prontamente. I bambini salvati sono stati trasferiti in Terapia Intensiva per un trattamento immediato”, riporta su X l’account del Capital Development Authority (CDA) di Islamabad.
Il primo ministro Shehbaz Sharif, confermando le 14 morti in un messaggio pubblicato dal suo ufficio, ha espresso profondo cordoglio, inviando “le sue più sentite condoglianze ai familiari dei piccoli innocenti”, e ha ordinato un’indagine immediata al fine di scoprire “le cause dell’incidente, identificare i responsabili e adottare le misure più severe possibili”. “La perdita di questi bambini rappresenta una tragedia irreparabile”, ha concluso Sharif.
UNICEF: ADDOLORATI PER 14 NEONATI MORTI IN ROGO OSPEDALE
“L’Unicef è profondamente addolorato per la tragica notizia della morte di almeno 14 neonati a seguito dell’incendio divampato oggi presso l’ospedale Pakistan Institute of Medical Sciences (Pims) di Islamabad. Porgiamo le nostre più sentite condoglianze alle famiglie in lutto e a tutte le persone colpite da questo devastante incidente. Ogni neonato merita un inizio di vita sicuro, e ogni madre e ogni bambino dovrebbero poter ricevere assistenza in una struttura sanitaria sicura e protetta”, si legge in una nota.
“L’Unicef- prosegue il messaggio – chiede una revisione urgente e un rafforzamento delle norme di prevenzione e sicurezza antincendio in tutte le strutture sanitarie, per garantire che ogni madre e ogni bambino possano ricevere le cure di cui hanno bisogno in un ambiente sicuro”.
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