ROMA – Delle torture praticate sulle persone migranti detenute in Libia, sia nelle carceri che nei centri di detenzione informali, non parla nessuno, o comunque non se ne parla abbastanza: lo denuncia Pietro Bartolo, il medico di Lampedusa che nella vita ha visitato decine di migliaia di migranti giunti coi barconi, o ricomposto i corpi di chi non ce l’ha fatta. Che i migranti africani, asiatici e mediorientali che arrivano in Libia subiscano vessazioni, stupri e violenze spesso letali, ne hanno parlato anche report dell’Onu.
“LE TORTURE ORMONALI”
Ma all’agenzia Dire Bartolo illustra altre “pratiche” potenzialmente letali: “Le torture ormonali sono una pratica che quasi regolarmente i trafficanti fanno sulle bambine in età fertile, per impedire le gravidanze perché vengono sistematicamente violentate, senza eccezioni, per il gusto di umiliarle. Siccome però in Europa sono destinate al mercato della prostituzione, bloccano la gravidanza perché una donna incinta non vale nulla, neanche un centesimo. Così le torture proseguono fin da noi”. La procedura, spiega ancora il medico, “consiste nel somministrare per iniezione un farmaco chiamato Depo-Provera, secondo un dosaggio che decidono loro, che non sono medici”. A questo segue quella degli “squoiamenti a scopo di tortura o per ricattare le famiglie per chiedere denaro. Li ho visti, alcuni sopravvivono, altri no”.
“LA MALATTIA DEL GOMMONE”
Infine, c’è “la malattia del gommone, un nome che ho inventato io” dice Bartolo, e coolpisce “chi compie i viaggi seduto sul fondo del gommone, spesso sono donne anche coi figli in braccio. Lo vedo dall’ottobre 2013, quando i trafficanti hanno iniziato a comprare i gommoni cinesi con motore a benzina perché costano poco. Bisogna però aggiungere miscela continuamente e quando cade a terra, si mischia con l’acqua, quindi ha un effetto di cui le persone non si rendono conto subito ma determina delle lesioni chimiche da contatto che sono mortali. Il 90% di queste donne muoiono e il 10%, dopo tante cure, sopravvive, rimanendo però deturpate per tutta la vita”.
“CHI PARLA DI REMIGRAZIONE NON HA CAPITO NULLA”
A chi parla dunque di remigrazione, “io dico che non ha capito nulla. Primo, si parla di deportare forzatamente 5 milioni di persone tra irregolari e stranieri residenti, quando a malapena riusciamo a rimpatriarne poche migliaia all’anno. Ma poi, se anche ci riuscissimo, gli chiederei: chi andrà a raccogliere i pomodori, l’uva, a mungere le vacche, a costruire le case? Chi baderà ai bambini mentre i genitori lavorano, oppure agli anziani soli? Ci andrà lui personalmente con la sua famiglia?” conclude.
L’intervista è avvenuta a margine della presentazione a Roma della Rete Lampedusa, un network per migliorare il dibattito pubblico sulle migrazioni con dati, esperienze e competenze, di cui l’ex eurodeputato è tra i promotori.
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.it

