Mar 06 Ottobre 2026

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HomeATTUALITA'Bankitalia: Pil debole nel 2026-27, inflazione al 3,1%

Bankitalia: Pil debole nel 2026-27, inflazione al 3,1%

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Milano, 12 giu. (askanews) – Crescita debole, inflazione in risalita nel 2026 e rischio Medio Oriente al centro dello scenario. È il quadro delineato dalla Banca d’Italia nelle nuove proiezioni macroeconomiche per l’economia italiana, elaborate nell’ambito dell’esercizio coordinato dell’Eurosistema.

Secondo via Nazionale, il Pil aumenterà dello 0,5% nel 2026, dello 0,4% nel 2027 e dello 0,9% nel 2028. Sull’attività pesano l’indebolimento della domanda interna, frenata dal rincaro dell’energia, e l’aumento dell’incertezza geopolitica. Rispetto alle proiezioni di aprile, le stime di crescita sono state riviste marginalmente al ribasso nel 2027 e al rialzo nel 2028. Le stime non includono la revisione al rialzo dei conti nazionali diffusa dall’Istat il 29 maggio: tenendone conto, a parità di condizioni, la crescita 2026 salirebbe allo 0,6%.

La spesa delle famiglie dovrebbe indebolirsi dalla seconda metà dell’anno, per poi riacquistare vigore nel 2028. Gli investimenti risentiranno di incertezza, domanda più debole e aumento dei costi di finanziamento, ma continueranno a beneficiare della transizione digitale ed energetica e del completamento del Pnrr.

Le esportazioni resteranno moderate nel 2026, frenate dall’indebolimento degli scambi internazionali e dal passato apprezzamento dell’euro, per poi accelerare nel biennio successivo. Il saldo corrente scenderebbe allo 0,5% del Pil quest’anno, soprattutto per l’ampliamento del disavanzo energetico, prima di tornare poco sopra l’1% nel 2027-28. Sul fronte dei prezzi, l’inflazione armonizzata è prevista al 3,1% nella media del 2026, dall’1,6% del 2025, per poi tornare al 2% nel 2027 e all’1,9% nel 2028. Al netto di energia e alimentari, resterà intorno al 2% lungo l’intero triennio.

Rispetto alle previsioni di aprile, Bankitalia ha rivisto al rialzo l’inflazione di 0,5 punti nel 2026 e di 0,2 punti nel 2027, soprattutto per ipotesi più elevate sui prezzi delle materie prime. Le stime di inflazione si collocano sopra quelle della maggioranza degli analisti sia per il 2026 sia per il 2027. Nello scenario di base il Brent sale a 96,9 dollari al barile nel 2026, dai 69,1 dollari del 2025, mentre il gas naturale è atteso a 45,6 euro per megawattora, da 36,2 euro.

L’incertezza sulla crisi mediorientale resta uno dei principali fattori di rischio. Nell’esercizio di giugno, l’Eurosistema ha affiancato allo scenario di base tre scenari alternativi: uno più favorevole, uno avverso e uno severo, legati a petrolio, gas, scambi internazionali e incertezza.

Nello scenario severo, il petrolio sarebbe più elevato di oltre il 60% rispetto allo scenario di base e il gas si porterebbe su livelli più che doppi. In questo quadro, la crescita del Pil italiano risulterebbe inferiore di circa 0,4 punti nel 2026, di quasi 1,5 punti nel 2027 e di oltre mezzo punto nel 2028. L’inflazione sarebbe più alta di oltre un punto quest’anno e di quasi due punti nel 2027.

Nello scenario avverso, con rincari più contenuti, il Pil sarebbe inferiore allo scenario di base per poco più di mezzo punto cumulato nel triennio, mentre l’inflazione sarebbe più alta di 0,3 punti nel 2026, 0,5 nel 2027 e 0,2 nel 2028. Nello scenario più favorevole, con normalizzazione dei mercati energetici entro metà 2027, la crescita sarebbe invece più alta di 0,3 punti cumulati.

L’occupazione continuerà a espandersi, ma con un netto rallentamento. Il numero degli occupati crescerà dello 0,2% nel 2026 e nel 2027, e dello 0,5% nel 2028. Il tasso di disoccupazione scenderà al 5,4% quest’anno, dal 6,1% del 2025, soprattutto per la minore partecipazione al mercato del lavoro, per poi stabilizzarsi al 5,5% nel biennio successivo.

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