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Piano casa, scandali e il nodo Ceuta: l’ex parlamentare Xuclà spiega la mossa di Sanchez verso il voto anticipato

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ROMA – La bocciatura di venerdì scorso al cosiddetto ‘piano casa’ proposto dal primo ministro Pedro Sanchez “ha dimostrato che il governo non ha la maggioranza e in effetti, gli manca da un po’ di mesi. Ma mentre il ‘no’ dei popolari e della destra di Vox era prevedibile, non lo era affatto quello dei catalani di Junts di Carles Puigdemont. Ritengo però che il premier ha fatto molto bene a convocare elezioni anticipate mettendo al centro del dibattito politico la questione della casa. Per il momento, si è assicurato il controllo della narrativa politica” della campagna elettorale. È l’opinione per l’agenzia Dire di Jordi Xuclà, ex parlamentare catalano, attualmente docente di Diritto internazionale presso l’Università di Vic – Central del Catalunya, a pochi chilometri da Barcellona.

Il politico commenta la recente decisione del premier di dimettersi e convocare il voto anticipato per il prossimo 29 novembre, al culmine di proteste per la crisi abitativa che hanno portato in piazza milioni di persone. “Sanchez sta spostando il focus da questioni scomode per il governo- continua Xuclà- come gli scandali per corruzione che lo hanno colpito, oppure la crisi migratoria a Ceuta, concentrandolo sulla questione abitativa. D’altronde, la maggior parte delle persone che hanno protestato non ce l’aveva col governo, ma contro i privati e i grandi investitori e faceva pressioni su governo e opposizioni – affinché intervenissero. Neanche loro secondo me si aspettavano questo epilogo”.

La mossa del leader dei Socialisti dello Psoe è di “rendere la questione dei decreti una sorta di ‘referendum’ tra la sua proposta”, che prevede due decreti per la sospensione degli sfratti degli inquilini vulnerabili fino al 2030 e il rinnovo automatico dei contratti d’affitto, “e quella del Partito Popolare, di Vox e Junts”.

I socialisti, argomenta ancora l’esperto, “non hanno preso bene che i catalani nel giro di 24 ore si siano schierati con le destre”. Fissato per domani un nuovo voto su tali decreti. Intanto si iniziano a fare previsioni sull’esito delle prossime legislative.

Per Jordi Xuclà, i primi a pagare il danno politico potrebbero essere proprio i catalani di Junts: “La legge sull’amnistia, che consentirebbe a Puigdemont di rientrare in Spagna dal suo esilio in Belgio, è costata molto ai socialisti in termini di consensi”. La vicenda non è chiusa dato che “proprio domani – in maniera del tutto casuale – la Corte costituzionale si pronuncerà su quella norma, ma è evidente che le amnistie sono un ‘ripartire da capozero fondato sulla lealtà”, un valore che Juntos “ha tradito. Questo potrebbe far aumentare i consensi di Aliança Catalana, a patto che questo forte movimento indipendentista decida di partecipare alle elezioni legislative, che finora ha boicottato”. Ma le soprese “potrebbero non mancare”.Quanto ai socialisti, “ora hanno la possibilità di richiamare a sé i voti degli elettori di sinistra e centrosinistra sul Piano casa”, a patto che “il fronte delle sinistre – a partire dai radicali di Sumar – non drenino troppi consensi”.

Resta comunque in testa la destra dei Popolari, che i sondaggi danno sopra il 32% contro il 26% di Psoe. “Con l’aggiunta di Vox”, che sta intorno al 18%, “avrebbero la maggioranza per governare”. Con loro la partita si sposta su un tema che i socialisti stanno cercando di tenere fuori dal dibattito: quella migratoria: “La crisi di Ceuta sta pesando moltissimo”, afferma il docente, “sebbene la stragrande maggioranza dei migranti sia rientrata in Marocco o rimasta nell’enclave. Ma molti sentimenti anti-immigrati provengono anche dagli elettori di sinistra, dal momento che il mondo dell’impresa preme per accoglierli” e colmare così “il gap demografico e di manodopera in Spagna”.

Tuttavia, “la questione Ceuta non è semplice da comunicare- dice Xuclà- perché non è un’emergenza bensì una faccenda di geopolitica. Non seguo le teorie del complotto ma, da docente di diritto internazionale, non posso ignorare che si è trattato di un messaggio chiaro alla Spagna di Sanchez che si è spesa per la Palestina e per Gaza, e si è messa contro gli Stati Uniti di Trump e Israele”.

Deludente, per il docente, che “mentre la crisi di Lesbos in Grecia – alimentata dalla Turchia – o le minacce russe alla Finlandia siano state trattate dall’Unione europea come questioni attinenti i ‘confini dell’Ue’, Ceuta sia stata considerata una frontiera unicamente spagnola”, conclude.
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