Gio 22 Ottobre 2026

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HomeATTUALITA'Caretta caretta, circa 280 nidi individuati in Italia dopo record 2025

Caretta caretta, circa 280 nidi individuati in Italia dopo record 2025

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Roma, 7 ago. (askanews) – Le tartarughe marine si sono fatte attendere, quest’anno. Secondo le stime preliminari del progetto europeo LIFE TURTLENEST, coordinato da Legambiente, alla prima settimana di agosto sono circa 280 i nidi di tartaruga marina Caretta caretta censiti finora lungo le coste italiane: un numero che segna un rallentamento rispetto alle stagioni eccezionali degli ultimi anni, culminate nel 2025 con oltre 700 nidi registrati a fine stagione, ma che racconta una dinamica naturale. Infatti, e femmine di tartaruga marina non depongono ogni anno. Dopo una stagione riproduttiva serve tempo – di norma due o tre anni – per ricostituire le riserve energetiche necessarie a produrre un nuovo carico di uova.

I dati degli anni precedenti, riferiti alla prima settimana di agosto, erano i seguenti: 189 nidi nel 2021, 96 nel 2022, 326 nel 2023, 486 nel 2024 e oltre 600 nel 2025. Le ultime due stagioni hanno visto deporre un numero eccezionale di esemplari; è fisiologico, dunque, che una parte consistente di quelle femmine “salti” il 2026. Oscillazioni come quella osservata quest’anno sono quindi fisiologiche e non modificano il quadro generale: negli ultimi dieci anni l’Italia è diventata una delle principali aree di nidificazione del Mediterraneo occidentale, con un’espansione senza precedenti dell’areale riproduttivo della specie. Questo fenomeno sembra essere favorito dal cambiamento climatico e dal progressivo riscaldamento delle acque, ma potrebbe riflettere anche la crescita della popolazione mediterranea di tartarughe marine.

La distribuzione lungo la penisola conferma le gerarchie consuete. La Sicilia resta capofila indiscussa con circa 129 nidi, seguita da Calabria (50), Puglia (38) e Campania (37). Inoltre, sono stati censiti 9 nidi nel Lazio, 7 in Toscana, 5 in Sardegna, 4 in Basilicata, e 1 in Abruzzo. Per alcune regioni, in particolare Calabria e Puglia, si tratta di stime provvisorie, perché non tutte le reti di monitoraggio diffondono i dati prima della chiusura della stagione. I numeri complessivi sono il risultato dell’incrocio tra i dati raccolti dai progetti europei LIFE TURTLENEST, LIFE ADAPTS, le reti regionali/locali e le info disponibili in rete.

“La diminuzione del numero di nidi registrata quest’anno non è un fenomeno esclusivamente italiano – dichiara Sandra Hochscheid, ricercatrice della Stazione Zoologica Anton Dohrn, partner scientifico del progetto – lo stesso andamento è stato osservato in Spagna, in Francia e in molte aree storiche di nidificazione del Mediterraneo orientale. Questo suggerisce che anche in Italia, nonostante la recente e rapida espansione della nidificazione, le fluttuazioni annuali del numero di nidi riflettano già le naturali dinamiche cicliche osservate su scala mediterranea”.

Tuttavia, se il calo di quest’anno ha radici nella biologia della specie, le pressioni antropiche sugli arenili restano un problema aperto che soprattutto in alcune regioni cresce di stagione in stagione. La pulizia meccanica delle spiagge è la minaccia più sottovalutata. Ruspe, pale meccaniche, trattori e cingolati continuano a percorrere gli arenili italiani ogni mattina durante la piena stagione riproduttiva: compattano il substrato, distruggono la vegetazione dunale pioniera, asportano la posidonia spiaggiata che trattiene la sabbia e, nei casi peggiori, demoliscono i nidi prima ancora che vengano individuati. Una camera di incubazione si trova a quaranta-cinquanta centimetri di profondità: la lama di un mezzo meccanico può raggiungerla e disperdere le uova. La pratica è diffusa lungo tutto il litorale italiano e interessa indistintamente spiagge libere e stabilimenti balneari, spesso senza alcun coordinamento con le reti di monitoraggio.

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