“Con la musica racconto ciò che accade”. Nel video molti giornalisti
Roma, 3 nov. (askanews) – Giovanna Botteri, Concita De Gregorio, Tiziana Ferrario, Marco Travaglio. Diverse firme del giornalismo italiano hanno prestato il loro volto per il video di “Esiste la vergogna?”, il nuovo singolo di Tosca uscito su tutte le piattaforme di streaming.Un brano di denuncia che intreccia rap slow, scrittura cantautoriale, tradizione dei Cantacronache, estratto dall’album “Feminae”, (pubblicato da BMG nei formati CD deluxe maxi, doppio vinile deluxe trasparente e numerato e in download).”Esistono i soldi, le armi, il genocidio, il petrolio, la paura, la morte, la fame. Ma esiste la vergogna?”. È la domanda che chiude la canzone e alla quale Tosca affida una riflessione personale: “Io mi vergogno! Degli uomini che ordinano ad altri uomini di uccidere, dei figli ammazzati in nome di una bandiera. Per me la vergogna è quell’inciampo interiore che mi impedisce di girarmi dall’altra parte. Ma per i nostri governi occidentali, che potrebbero fare e invece hanno scelto l’indifferenza, esiste la vergogna?”, dice.Un brano inedito che mette a fuoco le contraddizioni del presente, interrogandosi sulla perdita di riferimenti condivisi e sulla capacità di garantire amore e protezione alle generazioni future. La canzone nasce dall’incontro tra Tosca e Mama Marjas ed è composto insieme a Gegè Telesforo, Giovanni Truppi e Michele Santoleri, che firma anche la parte ritmica alla batteria. La partecipazione di Mama Marjas, tra le voci di riferimento della scena reggae italiana contemporanea, introduce sonorità raggamuffin, mentre il coro di voci bianche del Teatro dell’Opera di Roma diretto da Alberto De Sanctis amplifica la dimensione corale e il significato del testo. L’arrangiamento e la produzione artistica sono di Joe Barbieri.”In questo brano – prosegue Tosca – non sono il mio protagonismo o la mia individualità a essere al centro, ma la canzone. Non è la denuncia di un singolo artista. Attraverso la musica raccontiamo ciò che sta accadendo: l’ignavia, il vuoto etico e la difficoltà di orientarsi in un mondo attraversato dalle fake news, in cui non si sa più a cosa credere. È una fotografia del nostro tempo, senza un’accusa specifica, ma con una domanda che riguarda tutti”. “Ho voluto condividere questo percorso con gli artisti e, in più, avere accanto a me alcuni giornalisti, perché cercavo la verità. Il loro mestiere comporta una responsabilità precisa: raccontare i fatti e metterci la faccia”.Il richiamo ai Cantacronache, movimento nato nel dopoguerra per superare la dimensione evasiva della cosiddetta “canzonetta gastronomica” e fare della canzone uno strumento di lettura della realtà sociale e politica, è centrale nella visione di Tosca. Nel videoclip, diretto da Stefano Ricco e girato nel Teatro Eduardo De Filippo di Officina Pasolini, accanto a Tosca ci sono Mama Marjas, Gegè Telesforo, Giovanni Truppi, Michele Santoleri e il Coro di Voci Bianche del Teatro dell’Opera di Roma, compaiono Giovanna Botteri, Concita De Gregorio, Tiziana Ferrario, Linda Giannattasio, Peter Gomez, Valentina Petrini, Luca Sommi, Marco Travaglio.Dopo il debutto al Teatro Piccolo Strehler di Milano il 30 novembre, “Feminae” a Teatro prosegue il 3 dicembre a Firenze (Teatro Puccini), il 7 dicembre a Roma (Auditorium Parco Della Musica Ennio Morricone), il 14 dicembre a Napoli (Teatro Acacia) e chiude l’anno il 21 dicembre a Parigi (Theatre Des Abbesses). Nel 2027 il tour riparte il 14 gennaio a Torino (Teatro Colosseo), il 4 febbraio a Cagliari (Teatro Massimo), il 6 febbraio a Nuoro (Teatro Comunale), il 7 febbraio a Sassari (Teatro Verdi), il 15 febbraio a Catania (Teatro Stabile), il 16 febbraio a Palermo (Teatro Al Massimo), il 24 febbraio a Bologna (Teatro Celebrazioni), l’8 marzo a Lisbona (Teatro Maria Matos), il 26 marzo a Perugia (Teatro Morlacchi), il 9 aprile a Lecce (Teatro Apollo), il 10 aprile a Taranto (Teatro Fusco), il 20 aprile a Foggia (Teatro Giordano), il 21 aprile a Bari (Teatro Piccinni), il 24 aprile a Catanzaro (Teatro Politeama), il 30 aprile a Padova (Teatro Verdi).

