Milano, 3 nov. (askanews) – Un trimestre record, la guidance alzata per la seconda volta nell’anno e una Luce che ha già esaurito i volumi del 2027 prima di arrivare ai clienti. La giornata dei conti Ferrari restituisce l’immagine di un’azienda che cresce senza aumentare i volumi, puntando su mix, personalizzazioni e innovazione, in un mondo che il Ceo Benedetto Vigna definisce “incerto” ma nel quale Maranello, per ora, non vede scossoni. Anche la Borsa, dopo una forte oscillazione alla diffusione dei conti, ha dato il suo verdetto: il titolo ha chiuso in rialzo del 4,3% a 374 euro.
Nel terzo trimestre i ricavi salgono del 7% a 1,9 miliardi di euro e l’utile netto del 13% a 431 milioni, con margini in ulteriore miglioramento: l’Ebit al 29,7%, l’Ebitda vicino al 40%. Le consegne restano stabili a 3.368 unità, 33 in meno di un anno fa. La spinta arriva dalla supercar F80, che il Cfo, Antonio Picca Piccon, ha definito “una parte importante dei margini che generiamo” senza però quantificarne il contributo, e dalle personalizzazioni guidate dalla famiglia 296 Speciale. Unica nota debole la Cina, dove le consegne si sono quasi dimezzate.
Il gruppo ha così rivisto al rialzo tutti gli obiettivi 2026: ricavi a circa 7,65 miliardi, Ebitda adjusted ad almeno 3 miliardi, free cash flow industriale fino a 1,65 miliardi, grazie a personalizzazioni più forti del previsto, cambi meno penalizzanti e al secondo posto nel Mondiale di Formula 1. “Tutto procede secondo quanto avevamo pianificato al Capital Markets Day”, ha sintetizzato Vigna.
Il cuore della giornata è stata però la Luce, la prima Ferrari elettrica. La produzione procede come previsto, le prime vetture arriveranno ai clienti a fine anno e, ha detto Vigna, “tutto ciò che pianifichiamo di vendere l’anno prossimo è già allocato”. Con una sorpresa: vista dal vivo, la Luce converte in ordini molto più delle altre Ferrari, e per questo Maranello ha moltiplicato le anteprime private nel mondo in attesa dei test drive per i clienti nel primo trimestre 2027. Lo scetticismo del debutto, secondo il Ceo, è stato spazzato via dall’asta da 40 milioni di dollari a Pebble Beach, dopo la quale molti critici hanno cambiato idea “senza mai aver visto la macchina”.
Il portafoglio ordini “entra anche nel 2028” e la crisi geopolitica non si fa sentire né sulla domanda né sulla supply chain, anche se, avverte il Ceo, “non ci rilassiamo”. I due lanci attesi nel 2026 sono dietro l’angolo: “Ancora 30 giorni”. L’innovazione, intanto, resta centrale per Maranello, tanto più in un contesto incerto, e Vigna ha colto l’assist della nuova Tesla Roadster, che a suo giudizio dimostra come si possa innovare “anche in un mondo dove tanti pensano che non si possa fare”. Ma niente anticipazioni: “Abbiamo tante cose nel paniere, però dovete aspettare”.
Inevitabile, infine, la domanda su Kimi Antonelli, fresco campione del mondo di F1 e cresciuto nel vivaio Ferrari. Vigna si è congratulato per “un momento storico per il motorsport italiano”, ma niente rimpianti: “Non credo che i ‘se’ abbiano significato”. E a chi gli ha chiesto se lo vorrebbe a Maranello ha risposto che talento e impegno sono la combinazione che piace a Ferrari, “ma non è l’unico ad averla”.

