Mar 03 Novembre 2026

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Pane, olio e pomodoro: made in Italy cerca ricette per vincere sfida globale

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Milano, 14 mag. (askanews) – Dietro uno dei simboli del saper fare italiano, pane, olio e pomodoro, ci sono tre comparti trainanti della nostra economia chiamati a rispondere alle grandi sfide dell’attuale contesto geopolitico. Di questo hanno discusso Anicav, associazione nazionale delle conserve vegetali, e Assitol, l’ssociazione italiana dell’industria olearia, a TuttoFood nell’ambito del tradizionale appuntamento sulla merenda “pop” che accende un faro sull’andamento dei tre comparti, chiamati a dimostrare la loro capacità di risposta in questo momento complesso, segnato da tensioni internazionali e crescente concorrenza sleale dall’estero.

Gli ultimi dati sull’export evidenziano un quadro complesso. L’Italia si conferma il primo Paese esportatore di conserve di pomodoro al mondo, tuttavia per la prima volta in dieci anni nel 2025 l’export ha registrato un calo in volume ma soprattutto in valore, con una diminuzione rispettivamente del 2% e di circa l’8% rispetto al 2024. Parliamo di oltre 2,2 milioni di tonnellate di conserve per un valore totale di 2,8 miliardi di euro. L’Europa resta il nostro principale mercato di riferimento con oltre il 60% del valore delle esportazioni. Gli Stati Uniti, nonostante le politiche protezionistiche, continuano ad essere il primo mercato per l’export extraeuropeo, con una quota del 7,5%.

“Il pomodoro ha sempre un ruolo di grande centralità nella nostra cultura culinaria e rinnovare questa iniziativa, in occasione di un’importante vetrina come Tuttofood, è fondamentale per valorizzare il nostro prodotto, sano ed apprezzato in tutto il mondo – ha detto il direttore generale di Anicav, Giovanni De Angelis – Eppure, mai come in questo momento dobbiamo tenere alta l’attenzione e fare una riflessione approfondita su ciò che sta accadendo nel mondo per non perdere competitività sui mercati internazionali”. “Il brand made in Italy è sempre un valore aggiunto. Tuttavia, il nostro pomodoro è fortemente minacciato dalla concorrenza internazionale e la forbice tra il prezzo dei prodotti italiani e quelli dei nostri competitors tende sempre più ad allargarsi mettendo a rischio importanti quote di mercato – continua De Angelis – Alla lunga la leva del prezzo rischia di incidere sempre di più a scapito della qualità che sanno garantire solo le nostre aziende. Mi riferisco in particolare al recente exploit delle importazioni in Europa di semilavorati dall’Egitto, un Paese che ha incrementato notevolmente la sua produzione senza però garantire standard adeguati di qualità e sostenibilità”. La richiesta alle istituzioni europee è quella di intervenire con vincoli di reciprocità che possano tutelare il nostro Paese ma dall’altro da De Angelis arriva l’invito alla filiera “a una maggiore coesione, necessaria soprattutto in prossimità di una campagna che si annuncia estremamente complessa per l’enorme incognita dei costi energetici”.

Il made in Italy, per vincere, ha però bisogno di essere comunicato in modo efficace ai più giovani come agli adulti. Anna Cane, vicepresidente del gruppo olio d’oliva di Assitol, lo ha detto chiaramente: “Il termine Pop, che usiamo per identificare l’abbinamento tra pane olio e pomodoro, richiama un linguaggio nuovo, capace di essere compreso dalla Gen Z, senza dimenticare l’importanza della tradizione, ma, al contrario, arricchendola di concetti nuovi”. Il comparto dell’olio extra vergine, in questa fase, si trova a combattere il gap dei consumi legato all’età. “Soltanto il 5% degli under 30 compra l’olio d’oliva – ha sottolineato la vicepresidente – Il consumatore medio di olio extra vergine d’oliva, oggi, ha 50 anni. Il rischio è che la Gen Z, a breve, si dimentichi i valori della Dieta Mediterranea, producendo un impatto negativo non soltanto sul nostro quadro economico, ma sulla salute”. Oggi in Italia, il mercato interno muove 500mila tonnellate di olio d’oliva, mentre l’export ne veicola 400mila, ma se non si inverte la rotta, il calo dei consumi di olio d’oliva si farò già sentire entro il 2035, nel nostro Paese e in Europa. Come ribaltare lo schema? “Ci dobbiamo ripensare come produttori. Pane, olio e pomodoro, da soli, non ci dicono molto, spesso sembrano invisibili. Insieme, invece, sono una squadra formidabile. Ed è questo che dobbiamo far capire ai consumatori domani, che cercano sapori buoni, sostenibilità, benessere: che questo abbinamento è in grado di soddisfare questi bisogni. Per riuscirci, dobbiamo imparare la loro lingua e utilizzare format molto visivi e veloci”.

Anche il mondo del pane è impegnato a rivedere format e linguaggio al consumatore. Carlotta Trucillo, vicedirettrice dell’Associazione e segretario del gruppo Lievito da zuccheri, ha sottolineato l’importanza di questo cambiamento, che, almeno per il pane, è già in atto da anni. “Il vecchio panificio ha già subìto una profonda trasformazione, non è più una semplice rivendita di pane, ma un ritrovo che fa incontrare persone di tutte le età, dove cominciare la giornata, fare una sosta, gustare l’aperitivo. Non c’è più soltanto una tipologia di pane, ma tanti pani, dolci e pizza, la star del momento. Ed è così che i giovani stanno riscoprendo il pane”. Insomma, “occorre parlare pop per convincere i consumatori a mangiare pop”.

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