Dom 01 Novembre 2026

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VIDEO | Barbuto (Uici): “Alle tecnologie dobbiamo chiedere la possibilità di allargare il nostro range di libertà”

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ROMA – Per una persona non vedente che vuole entrare in un museo “i limiti attuali sono legati innanzitutto all’impossibilità di sapere, a ogni passo, in ogni sala, che cosa c’è e averne una descrizione. Questo, in parte, si può superare con la presenza di un accompagnatore, di qualcuno che ti descriva le cose, e con l’uso dell’audioguida. Il limite, di queste soluzioni alternative, però, risiede nell’impossibilità di approfondire, mentre invece gli strumenti che attualmente stiamo sperimentando permettono, con una interazione intelligente, di poter chiedere tutte le specificazioni che si vuole su quello che si sta guardando. Quindi: che cosa sto guardando, cosa c’è davanti, quali sono le opere che sono esposte in questa sala, fino a interrogare sul colore dei panneggi, il colore e la lunghezza dei capelli, le mani, la presenza di gioielli, cose che difficilmente a un’audiodescrizione strutturata prima sarebbe possibile acquisire”. Lo ha spiegato all’agenzia Dire il presidente dell’Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti (Uici), Mario Barbuto, a margine del panel dal titolo ‘Arte e cultura accessibili a tutti grazie alla tecnologia’, che si è tenuto in occasione dell’evento ‘AI Forum. Costruire il futuro, insieme.’, organizzato da Meta a Roma presso Palazzo Rondinini.

Si può dire che si stia andando verso una vera e propria conquista di libertà? “Alle tecnologie- ha risposto- non dobbiamo chiedere di sostituire la vista che non c’è. Dobbiamo chiedere la possibilità di allargare il nostro ventaglio, il nostro range di libertà. Che cos’è sostanzialmente la libertà se non la possibilità di scegliere in quale momento e con quale tipo di esperienza, in quale luogo voglio e posso fare una certa cosa? Questo, credo che la tecnologia possa aiutarci a realizzarlo”.

Nel corso del suo intervento, il presidente dell’Uici ha parlato di una conquista, quella di poter usufruire dei libri. “Sì- ha affermato Barbuto- perché il percorso che stiamo vivendo adesso con l’esplorazione e la fruizione dell’arte e del museo, in fondo lo abbiamo vissuto trent’anni fa con la questione dei libri, che forse è più semplice anche da capire in termini di libertà. Fino a una ventina d’anni fa, forse anche qualcosa in più, si dovevano leggere i libri che erano già stati predisposti, quelli che erano stati realizzati in Braille o quelli che erano stati realizzati in forma di audiolibro. Io, invece, volevo scegliere il libro che mi piaceva leggere in quel momento”.

“Oggi questo, grazie alle tecnologie- ha proseguito- si può fare al cento per cento. Credo che stiamo camminando sulla stessa strada per quanto riguarda la fruizione dell’arte, che è più difficile, perché l’arte è proprio una comunicazione di tipo visivo, tout court, totale. E quindi la sofisticazione dei mezzi a disposizione deve essere molto più alta e io ho la fortuna di vivere due grandi rivoluzioni delle quali sono molto felice. La prima è, appunto, quella del periodo nel quale i libri non erano a mia disposizione. Mi dovevo accontentare di sentire l’odore della carta o poco più. E poi, invece, sono stati totalmente a mia disposizione. Oggi la stessa cosa con la fruizione dell’arte e dei musei”.

Quali i prossimi passi dell’Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti? “In queste settimane- ha informato- abbiamo completato e definito un accordo con EssilorLuxottica e il nostro partner, l’agenzia internazionale per la prevenzione della cecità, con la collaborazione e la partecipazione di Meta, per realizzare uno studio sull’uso degli occhiali intelligenti, degli smart glasses, ma dal punto di vista di un utente ipovedente o non vedente”.

“Avremo una decina di tester tra utenti non vedenti e ipovedenti, ingegneri del software, dell’intelligenza artificiale, psicologi che ci aiuteranno non a individuare a posteriori le criticità e le possibilità dello strumento, ma a far crescere una nuova generazione di questo strumento, basata anche sulle osservazioni di base e sulle rilevazioni che una certa categoria di utenti, in modo mirato, organizzato e strutturato, farà con questa ricerca che- ha concluso Mario Barbuto- ci auguriamo si possa trasferire direttamente nello strumento, nell’occhiale intelligente che si troverà sul mercato e in commercio”.

MAZZETTI (META): DAGLI AI GLASSES OPPORTUNITA’ DI INCLUSIONE

Come Meta siamo concentrati nel dare accesso a tecnologie di intelligenza artificiale a più persone possibili, a cittadini e imprese. E questo perché pensiamo che una tecnologia possa essere veramente trasformativa e portare un cambiamento positivo se è facilmente accessibile e utilizzabile. L’idea è che grazie a questa tecnologia, grazie all’intelligenza artificiale, le persone non vengano sostituite, ma abbiano più possibilità, possano avere più accesso alla cultura, possano essere più creative, possano avere più accesso alla conoscenza e le imprese, per esempio, possano essere più produttive”, ha spiegato all’agenzia Dire il direttore Relazioni Istituzionali di Meta, Angelo Mazzetti.

“Al centro di questa visione- ha proseguito- ci sono due prodotti. Noi la chiamiamo ‘super intelligenza personale’. Il primo prodotto si chiama Muse, è il primo agente di intelligenza artificiale personale. Oggi è disponibile negli Stati Uniti e in Canada e stiamo lavorando per portarlo in altri Paesi. Il secondo sono i dispositivi indossabili con l’intelligenza artificiale, in particolare gli occhiali, i cosiddetti AI glasses, che sviluppiamo insieme al nostro partner EssilorLuxottica e che rappresentano il formato migliore per questa visione di super intelligenza personale, perché li indossi tutto il giorno, perché possono vedere e sentire quello che tu vedi e senti e, di conseguenza, puoi interagirci senza frizioni, portandoli con te nel corso delle tue giornate”.

Quanto questi strumenti possono essere utili per le persone non vedenti e ipovedenti? “Questi strumenti- ha sottolineato il direttore Relazioni Istituzionali di Meta- portano delle comunità specifiche, come per esempio le persone non vedenti o ipovedenti, ad avere un supporto quotidiano, per esempio a poter ascoltare quello che bob si riesce a vedere. E sono una vera e propria tecnologia assistiva, cioè che ti assiste nel corso delle tue giornate”.

“Qualche settimana fa, insieme alla Pinacoteca di Brera, ad alcune associazioni del settore e ad EssilorLuxottica, abbiamo lanciato un progetto che, di fatto, è un unicum a livello internazionale: si chiama ‘Sensing Art’ ed è già oggi prenotabile. Una persona non vedente o ipovedente- ha concluso Angelo Mazzetti- può in questo modo vivere e usufruire della cultura e dell’esposizione della Pinacoteca di Brera grazie a questa tecnologia e grazie agli occhiali”.

ROSTAGNO (PINACOTECA BRERA): CON IL PROGETTO ‘SENSING ART’ ATTENZIONE ALLE SENSIBILITA’ DELLA PERSONA

Sensing Art “è un progetto che pone attenzione alla persona, alle sue sensibilità, alle sue abilità e permette, in questo caso specifico alle persone non vedenti o ipovedenti o anche a tutti coloro che hanno interesse a compiere un’esperienza multisensoriale all’interno del museo, di entrare in relazione diretta con le nostre opere d’arte, con i nostri capolavori. Questo avviene attraverso un rapporto intimo, individuale, non dettato da un testo di audioguida o da una visita preordinata ma consentendo alla persona di dialogare con l’opera, con lo spazio, con gli altri visitatori che il sistema, attraverso un semplice tocco dell’occhiale, permette di individuare. Il sistema consente di rispondere alle domande, alle curiosità, al desiderio di conoscere”, ha detto all’agenzia Dire la vicedirettrice della Pinacoteca di Brera, Chiara Rostagno.

“Il nostro obiettivo da quando siamo nati, due secoli or sono- ha proseguito- è stato quello di fornire strumenti a supporto dei giovani creativi dell’Accademia. Lo facciamo anche oggi verso tutti i nostri pubblici, nella consapevolezza che il patrimonio culturale sia certamente un grande patrimonio artistico, di senso, ma soprattutto un grande patrimonio che dobbiamo mettere a disposizione dell’umanità, della persona, perché possa trovare momenti di fantasia, di libertà o anche soltanto di ritrovarsi di fronte alle difficoltà della vita”.

Questo significa “fare il nostro lavoro, rendere ogni persona che fa la visita del nostro museo un capolavoro. Dedichiamo cura, quindi, alle persone che ci visitano, alle persone che vogliono fare l’esperienza culturale da noi, tanto quanto ne tributiamo ai nostri capolavori e ai loro autori. E questo nostro lavoro- ha concluso Rostagno- è quello di custodire l’umanità e trasmetterla per il futuro”.
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