ROMA – Dalle liste d’attesa alle differenze territoriali nell’accesso alle prestazioni sanitarie, fino ai tempi necessari per rendere disponibili ai pazienti le nuove terapie. Questi i temi affrontati nel panel Accesso alle cure: innovazione, prossimità ed equità, nell’ambito della seconda edizione dell’Health Journalism Forum, promosso da Social Reporters, in corso oggi all’AORN Antonio Cardarelli di Napoli. “Comunicare la salute è estremamente complesso e le parole hanno un peso enorme. Sull’obesità, ad esempio, persiste ancora un forte stigma: si tende a colpevolizzare chi ne soffre, attribuendo tutto all’alimentazione e alla scarsa attività fisica. Ma l’obesità è una malattia, non una colpa individuale, e oggi la ricerca scientifica mette a disposizione nuove terapie per curarla. La prossima sfida sarà garantirne l’accesso a tutti i pazienti, superando gli attuali limiti economici. È fondamentale promuovere una maggiore consapevolezza sulla salute, a partire dalle scuole, e prestare grande attenzione al linguaggio che utilizziamo” ha dichiarato Annamaria Colao, Cattedra UNESCO Università Federico II di Napoli, Vice Presidente del Consiglio Superiore di Sanità.
“Per accedere agli screening mammografici si registrano ancora tempi di attesa che in alcuni casi arrivano a diversi anni. Esistono inoltre forti differenze territoriali: le fasce d’età coinvolte e la frequenza degli esami variano da regione a regione. È fondamentale che ogni cittadina possa sapere con chiarezza a quali prestazioni ha diritto, in base all’età e al territorio di residenza. Garantire informazioni accessibili e uniformità nell’accesso alla prevenzione è essenziale per tutelare concretamente il diritto alla salute” ha aggiunto Adriana Bonifacino, Direttore Generale della Fondazione IncontraDonna.
“L’innovazione scientifica rischia di perdere il proprio valore se non riusciamo a comunicarla efficacemente ai pazienti. La comunicazione sanitaria deve essere etica, accurata e parte di una responsabilità collettiva. Etica, perché si rivolge a persone in condizioni di fragilità, cariche di speranze e aspettative: non possiamo trasformare la speranza in una promessa. Accurata, perché non significa eliminare la complessità, ma renderla comprensibile, rafforzando la fiducia tra medico e paziente. È infine una responsabilità di sistema, perché tutti siamo chiamati a contribuire alla tutela del Servizio Sanitario Nazionale” ha sottolineato Chiara Gnocchi, Communication & Advocacy Head, Novartis Italia; Coordinatrice gruppo Scienze della Vita, FERPI
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