MILANO – Ieri Beppe Sala si è mostrato sui social sull’amata bicicletta, il mezzo della resistenza alla fatica, il mezzo della tenacia. Tutti lo spingono a bordo ring, ma lui tiene gli avversari agli angoli e resta al centro, nel posto che durante la lotta occupa chi porta alla vita (o vuol portare ancora) la cintura del campione. Ganci e uppercut da sinistra e dal centro. Un giorno Pierfrancesco Majorino sulle lobby del cemento. Il giorno dopo Mario Calabresi sul “malessere” in città. Con il centrodestra sostanzialmente in navigazione a vista tranne Matteo Perego, la campagna elettorale a Milano vede ancora il paradosso di un sindaco-bersaglio dei candidati “amici” ma che ribatte colpo su colpo, almeno finché non ci saranno le primarie. Lui promette di voler aiutare la sua parte politica, che “se non commette errori” rivincerà palazzo Marino. Ma i due favoriti dei gazebo non sembrano gradire l’aiuto. Che sia la casa o la sicurezza, il clima o Gaza, Beppe Sala replica.
“Tutte le volte che vedrò dalla mia parte politica o dalla parte avversa che su tematiche delicatissime ce la si cava con qualcosa che a me pare uno slogan- ha detto subito a settembre, quando è partito il tiro al piccione- io reagirò e riporterò alla riflessione”. Detto fatto: Majorino dice che i fondi immobiliari comandano in città? “Una bufala”, detta da un assessore che peraltro dov’era quand’era in giunta con lui? Mario Calabresi va alla Leopolda, raccoglie l’assist di Renzi, uno che con Sala ha una certa intesa (“Calabresi sarebbe un ottimo sindaco”) e affonda contro la sinistra che fa “la maestrina”? Sala non deflette, non concede deroghe: “Io sono della sinistra che vuole vincere e vuole parlare di questioni molto concrete”, ha spiegato stamane malcelando benevolenza. Ma vista la scelta del tema casa, vecchia delega di Majorino, non è escluso che parlando alla nuora giornalista il sindaco pensasse ancora e di più alla suocera radicale dem.
“Se vogliamo vederla in positivo, mi pare che stia venendo fuori un dibattito per una nuova sinistra sociale che va su questioni concrete. La prima è sotto gli occhi di tutti: la questione della casa”. E non è che Sala abbia fatto un ‘post it’ ai candidati col suo consiglio: ha governato. La settimana scorsa ha lanciato con l’assessore Conte (il suo spauracchio civico alle primarie) la “Società della Casa” per il ceto medio (con Isee fino a 40mila euro, ndr) a cui conferire immobili da unire al patrimonio di MM.Una situazione che vede i partiti spettatori e che forse non dispiace al sindaco, che discute la linea con se stesso invece di mediarla con le varie sigle. Verdi e Avs impegnati ad asciugare le loro candidature di area ai gazebo (tra Goisis, Cossutta e l’arrembante Pacini del Pd), i cinque stelle storicamente fuori dalle vicende cittadine, Sala- che in un altro mondo avrebbe potuto essere un portabandiera del Terzo Polo- viene difeso in modo strutturato solo da Azione. E non sono poche né di circostanza le parole che al sindaco riserva uno degli uomini più in vista di Carlo Calenda a Milano, Daniele Nahum, un altro ex dem appartenente alla comunità ebraica uscito dal partito proprio per Gaza. “Ha perfettamente ragione Beppe Sala: non si possono buttare a mare quindici anni di buongoverno e di sviluppo della città soltanto per inseguire la demagogia e i veti dei massimalisti. Purtroppo Pierfrancesco (Majorino, ndr), da qualche anno a questa parte, ha scelto di intestarsi l’intero repertorio del massimalismo, dall’opposizione all’internazionalizzazione della città alle crociate contro lo sviluppo. Ma chi punta a guidare Milano non può rinnegare il modello che l’ha resa una grande capitale europea”. Anche l’altra candidata dem alle primarie, la vicesindaca uscente Anna Scavuzzo, una che farà la sua gara e non all’ombra di Sala, c’è da scommetterci, ha però messo in guardia “da primarie che non possono diventare un lancio di accuse o una battaglia a colpi di attacchi mediatici”.
E il Pd? Majorino è vicinissimo a Schlein, che se porta pazienza sull’Ucraina con Conte può benissimo- per ora- cantare e portare la croce a Milano. Decidono i milanesi, ha dettato la segretaria, che poi ha mandato in città il suo responsabile organizzazione, Igor Taruffi, a chiedere ai contendenti dem (Majorino, Scavuzzo e Pacini) se per caso qualcuno avesse voglia di fare un passo indietro. Così, per semplificare. Taruffi il 23 settembre ha tenuto riservatissimi conciliaboli, per poi vergare una nota coi segretari metropolitano e regionale, Alessandro Capelli e Silvia Roggiani. Tono istituzionalissimo e traguardo primarie a inizio 2027. Triplice fischio, fine. Taruffi, bolognese di appennino, carattere roccioso, appassionato di musica pop, sembra di vederlo che riprende il treno e rumina il concittadino Lucio Dalla: “Milano ogni volta che mi tocca di venire, mi prendi allo stomaco, mi fai morire”.
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