Dom 01 Novembre 2026

Midterm, sono le elezioni più costose di sempre: ecco quanto è stato speso finora

La spesa stimata è di oltre 3.8 miliardi di dollari. E i repubblicani - che hanno speso più dei democratici- hanno un dato record di 1,3 miliardi di dollari per la pubblicità per le elezioni del Senato

Teheran definisce “terroriste” la Royal Navy e la Royal Air Force britanniche

Il ministero degli Esteri dell'Iran annuncia contromisure contro Londra e, in un comunicato, denuncia "le azioni illegali e ostili del governo inglese"

L’Ucraina ha colpito una raffineria a 400 chilometri da Mosca: massiccio attacco con droni

L'attacco è stato confermato dal governatore della regione, Gleb Nikitin, che ha affermato che più di 100 droni sono stati distrutti

Bulgaria al voto: il ballottaggio è tra pro-Mosca e filo occidentali

Per la Bulgaria sono elezioni presidenziali particolarmente contese, sui cu pesano visioni opposte sulla guerra in Ucraina e sui rapporti con la Russia
HomeDALL'ITALIA E DAL MONDOIsraele, tutti gli ostacoli a un governo senza Netanyahu

Israele, tutti gli ostacoli a un governo senza Netanyahu

-

Il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu si rivolge ai suoi sostenitori durante il comizio elettorale dopo la pubblicazione dei primi exit poll, a Gerusalemme, nelle prime ore del 28 ottobre 2026, in occasione delle elezioni legislative israeliane.

ROMA – Diciannove seggi conquistati dai partiti arabi: un risultato record che potrebbe decidere il futuro politico di Israele, ma anche un ostacolo per la formazione di un governo alternativo a Benjamin Netanyahu. Un paradosso attorno al quale si gioca la partita dopo le elezioni di martedì.

Il fronte anti-Netanyahu dispone, in teoria, di 67 seggi su 120. Quasi tutti i partiti dell’opposizione guidata dall’ex capo di Stato maggiore Gadi Eisenkot, però, hanno finora escluso un’alleanza con le due formazioni arabe.

La maggioranza è insomma possibile sulla carta, ma è ancora tutta da costruire.”Non è stata una vittoria per ko, ma una vittoria ai punti”, ha detto oggi Yair Lapid, ex primo ministro e figura di spicco dell’opposizione, invitando gli israeliani ad avere pazienza mentre il blocco di Eisenkot cerca di trovare una formula per governare.

La coalizione di Netanyahu ha ottenuto 53 seggi, contro i 67 delle forze che si oppongono al primo ministro. In questa seconda area si collocano anche i due partiti arabi, la Lista comune e Ra’am. Le forze dell’opposizione di Eisenkot si sono fermate a 48 seggi. La Lista comune e Ra’am hanno ottenuto invece nel complesso 19 parlamentari, quasi il doppio rispetto ai dieci della legislatura uscente. Il Likud resta intanto la prima forza parlamentare con 27 deputati, anche se non ha un percorso chiaro per raggiungere quota 61.

Il problema è che neppure l’opposizione ha ancora trovato la strada per una coalizione di maggioranza. Eisenkot, capo di Yashar e principale candidato alla guida di un nuovo esecutivo, così come Naftali Bennett, di B’Yachad, e Avigdor Liberman, di Yisrael Beytenu, hanno in sostanza escluso finora un governo con i partiti arabi. L’unica apertura esplicita è arrivata da Yair Golan, capo dei Democratici, che ha invitato le forze di opposizione a riconoscere il peso politico dei deputati arabi.

“Non esistono cittadini di serie B in una Israele democratica”, ha scritto il politico in un intervento sul quotidiano Haaretz. “Un voto espresso martedì da un cittadino arabo a Sakhnin o a Rahat vale esattamente quanto un voto espresso da un cittadino ebreo a Tel Aviv o a Sderot”. E ancora: “Chiunque creda nella democrazia non può battersi per essa al mattino e poi, la sera, invalidare le voci di centinaia di migliaia di cittadini a causa delle loro origini o dei loro nomi”.

Golan ha incontrato ieri Eisenkot, Lapid e il capo di Ra’am, Mansour Abbas. Sul tavolo ci sarebbe l’ipotesi di un governo di minoranza guidato da Eisenkot, con Ra’am nella maggioranza e il sostegno esterno della Lista comune. Una soluzione che consentirebbe di aggirare le resistenze di parte dell’opposizione, ma che richiederebbe un buon tasso di equilibrismo.

Accanto a questa ipotesi circola anche quella di un governo di unità nazionale, che coinvolga le principali forze israeliane. Una prospettiva sostenuta da Amit Segal, analista politico della testata N12 News. La sua tesi è che “un governo di unità non è soltanto una necessità per Israele, ma un’infrastruttura fondamentale per garantire la stabilità in Medio Oriente”.

Secondo Segal, una coalizione più ampia ridurrebbe le pressioni europee per l’imposizione di sanzioni e allargherebbe il margine di manovra di Israele su diversi fronti. L’analista ragiona anche su un ruolo che potrebbe giocare il presidente americano Donald Trump: “Riuscirà a concludere forse il più importante accordo di pace del XXI secolo?”.
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.it

ALTRI POST

Midterm, sono le elezioni più costose di sempre: ecco quanto è stato speso finora

La spesa stimata è di oltre 3.8 miliardi di dollari. E i repubblicani - che hanno speso più dei democratici- hanno un dato record di 1,3 miliardi di dollari per la pubblicità per le elezioni del Senato

Teheran definisce “terroriste” la Royal Navy e la Royal Air Force britanniche

Il ministero degli Esteri dell'Iran annuncia contromisure contro Londra e, in un comunicato, denuncia "le azioni illegali e ostili del governo inglese"

L’Ucraina ha colpito una raffineria a 400 chilometri da Mosca: massiccio attacco con droni

L'attacco è stato confermato dal governatore della regione, Gleb Nikitin, che ha affermato che più di 100 droni sono stati distrutti

Bulgaria al voto: il ballottaggio è tra pro-Mosca e filo occidentali

Per la Bulgaria sono elezioni presidenziali particolarmente contese, sui cu pesano visioni opposte sulla guerra in Ucraina e sui rapporti con la Russia
spot_img

POST POPOLARI